Per rispondere ai nuovi bisogni di assistenza serve una formazione in termini di “long life learning”

Per rispondere ai nuovi bisogni di assistenza serve una formazione in termini di “long life learning”

Per rispondere ai nuovi bisogni di assistenza serve una formazione in termini di “long life learning”

Gentile Direttore,
desidero intervenire in merito all'articolo del Sottosegretario alMinistero Salute Vito De Filippo dal titolo “ Tra cronicità e sostenibilità. Ecco come deve cambiare la sanità. Per rispondere ai nuovi bisogni di assistenza di una popolazione sempre più anziana e affetta dalle multi-patologie”.
 
Condivido tutti contenuti riportati nell’articolo. Li condivido in quanto fanno parte della mia cultura accademica orientata a sviluppare e trasmettere ai futuri medici e alle altre professioni sanitarie i contenuti culturali che più di 30 anni il WHO sostiene nei numerosi documenti di sviluppo della Primary Health Care integrata al bisogno con la Hospital care.

Questi contenuti sono stati da me insegnati nell’arco dei numerosi anni in cui sono stata in UNIMORE in qualità di Direttore della “Scuola di Specializzazione di Medicina di Comunità e Cure Primarie”, di Docente di Medicina di Comunità e Cure Primarie nei Cdl in Medicina e Chirurgia, CdL per Professioni Sanitarie, nonché in Master Universitari. Gli stessi contenuti sono stati da me proposti e implementati in Corsi ECM voluti da Direttori Generali “illuminati” di Aziende Sanitarie (es. Reggio Emilia, Gubbio, Foligno, Bari, Lecce….)

Ritengo necessario suggerire la condizione indispensabile per realizzare quanto indicato dall’On De Filippo: garantire FORMAZIONE appropriata a tutte le Professioni mediche e sanitarie nell’intero percorso formativo pre-laurea, post-laurea, ECM.

Ci sono però ancora visibili criticità da superare:
1. Il MIUR è a tutt’oggi in evidente ritardo nel campo della Formazione, in quanto ancora orientato ad implementare la formazione del “medico ospedaliero”. A poco è valso lo sforzo di fare partire la “Specializzazione di Medicina di Comunità e Cure Primarie” i cui contenuti professionalizzanti sono a favore di un medico del territorio, peraltro in perfetta linea con quanto indicato dal Sottosegretario per il decollo di cure territoriali integrate con le cure ospedaliere. A distanza di 20 anni le 2 uniche Scuole attivate (UNIPD e UNIMORE) sono rimaste sempre solo 2 e penalizzate attraverso la attribuzione di 1 solo Contratto per Scuola.

2. Scarsi risultati sta ottenendo anche il Ministero della Salute. Il tentativo di sviluppare una Formazione Universitaria per i Medici di Medicina Generale, professionisti indispensabili per lo sviluppo delle Cure Primarie, con contenuti professionalizzanti in parte forniti dalla “Specializzazione di Medicina di Comunità e Cure Primarie” si sta arenando per lotte interne che nulla hanno a vedere con la cultura da erogare.
Il Suo articolo apre però alla “speranza” che il nostro Paese possa cambiare. A vantaggio dei sempre più numerosi cittadini anziani, complessi e fragili che richiedono cure e assistenza nei servizi in rete.

Mi permetta allora di insistere sul seguente concetto: solo garantendo una adeguata FORMAZIONE nei termini di “long life learning” si possono ottenere i cambiamenti dei Servizi indicati dall’On. De Filippo, servizi centrati sul paziente e sulla sua famiglia, integrati, continui e coordinati ed in linea con i bisogni della popolazione.
 
Maria Angela Becchi 
Direttore Scuola di Specializzazione di Medicina di Comunità e di Cure Primarie
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia

30 Novembre 2016

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